di Roberto Schinardi
Martedì 1 Dicembre 2009 – Fonte: gay.it
A Firenze l’Hiv irrompe sul grande schermo con i film di Rosa Von Pranheim, Christina Clausen, Nick Oceano e John Greyson.
Una vera chicca per cinefili e non è passata oggi al“Florence Queer Festival”, articolata rassegna fusionale (cinema, teatro, libri, etc.) organizzata da Ireos e spalmata in quasi un mese di programmazione, dall’11 novembre a dopodomani nel capoluogo toscano. Stiamo parlando di “Ein Virus kennt keine Moral” (“Un virus non conosce morale”) diRosa Von Praunheim, incasellabile artista militante,antesignano assoluto del cinema gay tedesco, vero guerrigliero della provocazione queer, autore di bizzarri film sperimental-didattici ai confini del camp come “Neurosia” e “L’Einstein del sesso”. “Ein Virus kennt keine Moral” risale al 1985 ed è il primo lungometraggio sull’Aids, una sorta di commedia noir-grottesca sull’identificazione dell’Hiv che rappresenta forse il primo, vero ‘allarme rosso’ proiettato su grande schermo per frenare l’epidemia e direttamente rivolto alla comunità gay.
In realtà, nello stesso anno uscì il tv movie “Una gelata precoce” di John Erman tratto da un romanzo di Sherman Yellen adattato da Ron Cowen e Daniel Lipman in cui un giovane e brillante avvocato gay rivela alla famiglia di essere omosessuale e sieropositivo con conseguenze piuttosto devastanti (la più innocua è lo schiaffo del padre non appena lo sa). Nel cast c’erano pezzi da novanta mica da ridere: Gena Rowlands, Aidan Quinn, Ben Gazzara e la veterana Sylvia Sidney. È un peccato che sia stato piuttosto dimenticato e di difficile reperibilità. Pensate che due cult come l’americano “Che mi dici di Willy?” e il francese “Notti selvagge” sarebbero arrivati solo cinque anni dopo, nel 1990, mentre l’ormai classico “Philadelphia” di Jonathan Demme con Tom Hanks e Antonio Banderas è addirittura del 1993.
A Firenze si è anche visto il documentario di Christina Clausen “The Universe of Keith Haring”che racconta l’artista dal punto di vista dell’ambiente socio-culturale in cui visse con interviste ad amici e parenti. In “Out In India: a family’s journey” il cuore della storia è una coppia gay americana con due bambini di due e quattro anni che trascorrono nove mesi in India per organizzare gruppi di aiuto per i bambini malati di Aids.
Stasera alle 19.30 verranno proiettati i corti selezionati per il concorso“Video Queer” seguiti dal filmato “Positivo scomodo” di Alessio Lavacchi realizzato dall’Assessorato per il Diritto alla Salute della Regione Toscana in collaborazione con Toscana Film Commission.
A seguire due pellicole imperdibili: “Pedro” di Nick Oceano sul cubano Pedro Zamora che partecipò nel 1994 a un reality show dichiarando in diretta tv di essere sieropositivo e squarciando così il velo di omertà sulla questione Hiv vissuta in prima persona – sceneggia Dustin Lance Black, premio Oscar per “Milk” – e il visionario doc sperimentale “Fig Trees” (“Gli alberi da fico”) del canadese John Greyson sugli attivisti Tim McCaskell e Zackie Achmat che si batterono per la libera fornitura di farmaci anti-retrovirali contro l’Aids. Questo interessante e insolito documentario con sprazzi melò e brani d’opera cantati a squarciagola, tra documentario di denuncia e ricerca anche stilistica, ha vinto il Teddy Award a Berlino.

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